15 gennaio 2016 ~ 1 Commento

Celidonia, eccomi!

Celidonia TMLa paziente viene in ambulatorio per una consulenza di fitoterapia. In realtà per un controllo clinico, perché è già seguita ormai da molti mesi…. Aveva inizialmente una stipsi cronica con dipendenza da lassativi antrachinonici, ora ben superata, era una discreta fumatrice (15 sigarette al giorno), solo con la volontà di seguire un percorso naturale,  ora giungeva solo a chiedere un rimedio per fluidificare le secrezioni catarrali che, una volta cessato il fumo, cominciavano a farsi sentire in tutto il distretto cranio-facciale. In cuor suo preoccupata (oltremodo preoccupata!) di avere in realtà un tumore, ma ben felice comunque dei traguardi che aveva raggiunto fin ora. E accetta di buon grado dei banali accertamenti che le propongo.

Prima di uscire tuttavia, quasi se ne fosse dimenticata, in verità un “filino” timorosa del mio possibile giudizio, mi mette sulla scrivania questo flaconcino di un estratto idroalcolico di Celidonia, e così, quasi quasi en passant, mi dice:

Ahhh dottore dimenticavo, questo lo posso prendere vero ? E’ per depurarmi il fegato. Sa, con tutti i farmaci che ho preso in passato … Me l’hanno dato apposta…

Al che, mentre stavo finendo di “confezionare” la mia prescrizione per questa paziente, gli occhi improvvisamente mi deviano come se avessero preso un sonoro schiaffone, e rimangono per 10 secondi attratti fatalmente e puntati in basso a sinistra, senza credere a se stessi, paralizzati su questo indefinibile, quasi ridicolo, un po’ misterioso, preoccupante e inverosimile prodotto. Perché mentre mi si era bloccata la penna. Questi infatti erano i pensieri che mi frullavano per la mente. Come se un alieno fosse caduto improvvisamente dal cielo sulla mia scrivania in quel momento !

Difatti, a colpo d’occhio un cosa che non stava né in cielo né in terra…

Prima di tutto mi  colpisce l’ etichetta. Dimensioni da manifesto murale, con la scritta del nome della pianta che neppure si vede, per leggerla ci vogliono tre lenti di ingrandimento.

Titolo: TINTURA MADRE  (in stampatello) 100 ml.  Mi sarei aspettato semmai il nome della pianta.

Poi Nome della Pianta: chelidonia.

Ma come ??? Intanto scrivilo con la iniziale maiuscola! SI tratta del nome proprio di una pianta medicinale. E quindi Chelidonia (anche se poi da che mondo è mondo i più la chiamano Celidonia, ma questo sarebbe anche insignificante).Ma le forme, rispettiamole almeno. Su un’etichetta l’inziale maiuscola mettiamocela diobonino.

E poi, oh non ce lo vorremmo mettere il nome botanico della pianta ? Visto che almeno lo spazio ce lo abbiamo lasciato ….

Chelidonium majus

… e poi, volendo, a fianco c’entra pure la  L. dell’ Autore (visto che sarebbe prevista) e sempre visto che lo spazio c’è….

E quindi almeno, semmai,  io avrei scritto tutto al contrario

Celidonia

Chelidonium majus, L.

Tintura madre 100 ml

Ma questo è stato solo il colpo d’occhio,  che però me lo ha reso subito diciamo “antipatico”, nel primo di quei dieci secondi.

Gli altri nove secondi invece mi sono serviti a metabolizzare, e a raccattare da tutti i miei neuroni che in quel momento erano già impegnati nel mantenermi seduto e calmo, ascoltare, reggere il ricettario e scrivere la ricetta, raccattare l’energia cerebrale residua per rendermi conto del fatto che “qualcuno” quel prodotto glielo aveva consigliato…

  • in estratto alcolico
  • come prodotto di libera vendita
  • addirittura per “depurarsi” il fegato
  • quando invece oggi sappiamo che la Celidonia assunta per via orale purtroppo ha provocato per l’appunto diversi casi di epatite
  • e ormai c’è letteratura su questo problema, da diversi anni
  • tanto che la Celidonia è nella lista ministeriale delle piante non ammesse tra quelle di libera vendita o negli integratori

Oltretutto, e questo poi alla fine è l’aspetto più sostanziale della faccenda, la paziente non aveva alcuna necessità di depurare il suo fegato!!!

celidonia okQualcuno le aveva solo inculcato nella mente che il suo fegato poteva essere intossicato per il fatto che in passato aveva fatto uso di farmaci, aveva fatto uso di lassativi, perché aveva fumato, ecc. Ma neppure aveva steatosi epatica. Il suo fegato, dal punto di vista obiettivo, soggettivo e funzionale stava bene! E semmai, qualora avesse avuto il fegato per qualche motivo davvero intossicato, con esami di alcune funzioni epatiche alterati, in quel momento nessuno avrebbe proprio dovuto darle una pianta che ormai per l’appunto si è dimostrata responsabile di epatiti.

La stessa Commissione E tedesca (ma roba del passato è…) la consigliava contro le dispepsie funzionali per l’effetto colagogo, in alcuni libri si sottolinea l’effetto, giusto peraltro, antispastico di alcune sostanze della pianta sulla muscolatura lisca delle vie biliari e dell’intestino, ok, ed a questo in particolare si deve l’uso anche nella medicina tradizionale, che ovviamente nessuno vuol demonizzare né misconoscere. Ma oggi le cose stanno diversamente:

a) dal punto di clinico, avendo a disposizione piante che presentano attività simili, senza aver mai dato problemi, sarebbe quanto meno improprio utilizzare la Celidonia a scopo depurativo del fegato, colagogo o antispastico.

b) oggi comunque, essendo nella lista ministeriale delle piante non ammesse, per poterla utilizzare, non è possibile usarla o consigliarla liberamente.

c) rimane invece tranquillo (ed efficace) l’uso esterno del latice giallastro per applicazione diretta sulle verruche, di uso popolare consolidato.

d) inoltre, la ricerca certo sta facendo passi da gigante anche in merito al meccanismo d’azione sul danno epatico (ad esempio sembrano epatiti di tipo idiosincrasico cioè da intolleranza, piuttosto che tossico diretto), come del resto su altri aspetti sempre di ricerca (di base e clinica iniziale) correlati ad esempio all’ attività anticancro di alcune sostanze presenti nella pianta.

Aspettiamone quindi i risultati… Magari la Celidonia potrà pure  servire per cose più grandi ancora.

Ma ripeto, se alla fine non si fosse capito, la cosa che più mi ha lasciato con l’amaro in bocca, non è stata certo l’etichetta o l’aver dato la Celidonia  con o senza ricetta, ma averla comunque consigliata ad una persona che non ne aveva assolutamente bisogno.

Buona giornata

Fabio Firenzuoli

 

 

Ref

Teschke R, et al. Dig Liver Dis. 2014 Mar;46(3):264-9

Teschke R, et al. Ann Hepatol. 2012 Nov-Dec;11(6):838-48.

Gansauge F et al. Langenbecks Arch Surg. 2002 Mar;386(8):570-4

 

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