04 giugno 2014 ~ 3 Commenti

Erbe ? Fitoterapia ? Un bluff…

Pochi discorsi ma per me sostanziali.

erbe

Perché un bluff ?

Semplice.

Dati alla mano un quarto dei cittadini si rivolge alle erbe medicinali. E nella stragrande maggioranza dei casi al mondo dell’erboristeria in senso lato. Per i problemi più vari, spesso di salute, legati a disturbi o a malattie, talvolta anche impegnative o gravi, e spesso già in terapia, in altri casi solo perché i pazienti preferiscono rimedi naturali ai farmaci, che magari hanno pure provato ma che hanno fallito… E dico “al mondo dell’erboristeria” in  senso lato perché poi il paziente nella maggior parte dei casi va in erboristeria a chiedere consiglio. Talvolta anche in farmacia, talvolta al supermercato, sempre più spesso al mercato online o al fai da te, e in alcuni casi anche al medico esperto in fitoterapia, per avere consigli e prescrizioni mediche specifiche.

Comunque sia, non è questo il problema, abbiamo una bella fetta di popolazione che si rivolge al settore erboristico, anche perché spesso lì trova una serie di risposte, giuste o sbagliate che siano, ma confacenti alle proprie aspettative. Risposte spesso basate sull’ esperienza diretta, magari anche decennale, dell’erborista.

Questo per dire che abbiamo una realtà che ha a che fare con il sistema salute alla quale si rivolge il 25 % della popolazione, in progressiva crescita… Ogni 100 erboristerie vi è forse un medico esperto in fitoterapia. E di questo 25 % della popolazione solo l’ 1-2 % si rivolge al medico esperto in fitoterapia. Forse perché non ci sono medici esperti ? Forse perché spesso si può anche fare a meno del medico ? Forse anche perché in alcuni casi, di disturbi più lievi, si può ricorrere ai rimedi naturali utilizzati nelle loro forme tradizionali (dalle tisane agli impiastri)di cui generalmente l’erborista è più esperto ?  Forse ci sono altri motivi ?

Di certo comunque questa è una realtà.

Come di certo è una realtà che le erbe medicinali son sempre esistite, prima ancora dell’uomo…  E il loro impiego prima ancora della medicina e prima ancora del farmaco. E si è talmente radicato nei nostri geni, che “naturalmente” vien fatto di ricorrere al loro uso “tradizionale”, piuttosto che a quello “scientifico”, spesso modulato da una concezione meccanicistica, burocratica, amministrativa della salute…

Indispensabile ovvio la conoscenza scientifica. Non sto qui a dire il contrario. Ma ridurre solo a questo l’uso delle erbe medicinali senza non solo valorizzare ma neppure conoscere la realtà del uso tradizionale delle erbe, sarebbe come pretendere di coltivare delle mele senza saper niente del melo, anzi, addirittura facendo a meno del melo…!

Se un quarto della popolazione in un modo o in un altro si rivolge al settore dell’erboristeria/fitoterapia, in maniera appropriata o meno, allora anche se per assurdo non servisse a nulla, io politico, io gestore della salute, io amministratore locale o regionale o nazionale, io accademia, devo per forza di cose interessarmi di questa realtà. Non posso far finta di niente e lasciare che le cose vadano come vanno. Non posso non preoccuparmi della formazione dei miei professionisti, siano essi medici o farmacisti o erboristi. Fosse anche solo per informarli che molte cose sono inutili o che invece, al contrario, molte cose sono utili (come sempre più dimostra la letteratura). Non posso concedermi il lusso di non preoccuparmi delle conoscenze che vengono dalla popolazione stessa o dallo stesso mondo dell’erboristeria relative alla cultura popolare, perché quello è un humus forte, fertilizzatosi nel tempo… Non posso trascurare il settore lasciando intendere di fatto che si tratta di una marginalità culturale, di una realtà extra-sistema salute, perché invece c’è dentro fino al collo. Non posso trascurare il tutto, dai medici interessati agli erboristi, ai prodotti, lasciando intendere che tutto sommato si tratta di categorie di serie B, che importante è non parlare di loro, tanto la cose che contano sono altre. Non posso di fatto trascurare le necessità della moltitudine dei pazienti che si rivolge a questo settore, lasciando intendere, di fatto, che si tratta di cose insignificanti. Non posso io università sfornare laureati nel settore senza preoccuparmi delle loro reali possibilità di impiego. La maggior parte dei laureati in tecniche erboristiche formati alle facoltà di farmacia  sono a spasso, senza lavoro. E nessuno se ne preoccupa. Si tenta di screditare il settore dicendo o lasciando pensare che è gestito da personale non competente o poco competente, si cerca di abrogare una legge sull’erboristeria, l’unica esistente dicendo che è vecchia, di fatto sperando di eliminare il “problema” erboristeria. Invece di valorizzare al meglio il settore. Invece di migliorare semmai la legge se inadeguata ai tempi di oggi. Esistono erboristerie gestite anche per decine di anni da personale senza un titolo di studio adeguato ? prima di farla chiudere, semmai, affianca a quell’erborista, magari pieno di esperienza, conoscenza e saggezza popolare, un giovane laureato senza lavoro, pagalo magari sfruttando progetti europei. Esiste ad esempio il progetto “Giovani sì” che consentirebbe un’operazione del genere… I medici di famiglia sono ignoranti dei progressi della ricerca scientifica sulle erbe medicinali ? Obbligali ad avere nei loro corso di aggiornamento un insegnamento di cultura popolare, di etnomedicina, di erboristeria, fitoterapia… I farmacisti non sono preparati alle conoscenze della moderna tecnologia farmaceutica ? Idem con patatine. Aggiornali. Tu gestore della sanità pubblica, sai ora che un quarto dei tuoi pazienti spesso oncologici, fanno richieste in tal senso, organizza servizi ad hoc che comprendano figure esperte. Innazitutto ad ascoltarli, ad ascoltare le loro necessità, i loro bisogni, ad ascoltare cosa fanno una volta dimessi dall’ospedale, cosa prendono, a chi si rivolgono, cosa hanno imparato magari dalla loro vicina di casa, o dal loro farmacista di periferia o dal loro erborista sotto casa o dal loro medico di famiglia, anche se va fuori dai protocolli.

Hai un medico o un tecnico esperto a disposizione ? Valorizzalo. Affiancalo. Sostienilo. Chiedigli di cosa ha bisogno. per lavorare al meglio. Nell’interesse del malato. Non del medico, che magari uno stipendio già ce l’ha. Hai una realtà di professionisti, più o meno formati, che lavora nel settore e che è a contatto con i pazienti, tutti i giorni, non metterli gli uni contro gli altri, mettili semmai in rete, tra loro, e semmai anche con i pazienti. Per migliorare il servizio, guadagnare in salute, ridurre i rischi, imparare sempre cose nuove,  e forse anche risparmiare…

E invece no.

Niente di tutto questo. Si preferisce far morire di inedia il settore, piuttosto che “sporcarsi” le mani e la faccia calandosi nella realtà complessa, affascinante e spesso più utile di quanto si pensi, delle erbe, del loro uso tradizionale, scientifico, antico e moderno al tempo stesso. Frapponendo barriere di ordine amministrativo, di ordine culturale, di ordine scientifico. Facendo credere che tutto questo settore in realtà sia un bluff…

Quando poi ti rendi conto invece che il bluff sta nel sistema, non nelle erbe o nella fitoterapia, bensì nel sistema che vuol apparire attento ai bisogni della gente, tollerando anche le erbe, ma che poi invece, nella sostanza, è attento solo ai bisogni di se stesso.

Il tutto rende ? Quanto rende ? allora Ok. Non rende ? allora pollice verso.

La ricerca ? è finalizzata ai bisogni del malato o a se stessa ?

Sei raccomandato ? si, dal politico giusto ? allora ok, oppure no, e allora non si può… sono cose che non servono, inutili…

E, senza apparire, in realtà lascia seccare anche l’albero della medicina naturale che casualmente è cresciuto nel suo giardino. Si chiama eutanasia, in alcuni casi passiva, in altri attiva. Ma sempre eutanasia è.

E a questo punto direte voi, ma noooo, esistono eccezioni… !

Sì, forse, anche se si contano sulle dita di una mano… di un amputato forse…

Buona giornata

Fabio Firenzuoli

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