31 gennaio 2014 ~ 11 Commenti

Erbe in gravidanza ? mmmmmhhhhh….

imagesUna delle ultime signore viste nel nostro ambulatorio di fitoterapia era proprio una donna al 4° mese di gravidanza giunta appositamente per chiedere consigli per una cistite acuta.

E mi fa piacere ora condividere con voi le nostre abituali riflessioni sul tema delle erbe in gravidanza. Anche se a grandi linee, per poi, magari entrare in argomenti specifici.

Molto comune è il ricorso all’automedicazione con “rimedi naturali” da parte della donna in gravidanza allo scopo di evitare i farmaci di sintesi (Mabina, 1997; Einarson, 2000). Vengono assunti più frequentemente per contrastare la nausea e il vomito, per combattere le infezioni urinarie, la stipsi e la lombalgia. Una ricerca (Nordeng, 2004) condotta a Olso, in Norvegia, su 400 donne intervistate dopo il parto ha dimostrato che il 33% aveva usato in gravidanza erbe medicinali, con una media di 1,7 prodotti.

Un’indagine da noi condotta tra donne in gravidanza presso l’UO di Ginecologia e Ostetricia dell’Ospedale di Empoli ci ha consentito di appurare che il 20,3% delle 202 intervistate fa abitualmente ricorso a “prodotti naturali” proprio durante il periodo della gravidanza (Gori et al., 2007). La percezione del rischio è estremamente bassa, anzi al contrario, vengono assunti proprio perché ritenuti più sicuri di quelli di sintesi e particolarmente nel primo trimestre, proprio quando appunto c’è il maggior rischio di danno. Anche da questa nostra piccola indagine, così come dal resto della letteratura (Lapi et al., 2008), emerge l’ampio ricorso a prodotti a base di piante da parte della donna, assunti spontaneamente e sempre più spesso consigliati pur in assenza sia di sufficienti dati sulla loro sicurezza sia di specifici percorsi formativi del personale sanitario (Bayles et al, 2007). Si rendono pertanto urgenti e opportuni interventi educazionali e formativi per tutti gli operatori (medici di famiglia, ginecologi, ostetriche, infermieri, farmacisti ed erboristi), nonché per le donne.

Cosa dicono le istituzioni

Sull’argomento erbe in gravidanza sono disponibili alcuni documenti di organi istituzionali che a più riprese hanno ribadito alcuni concetti generali ma che non possono non essere conosciuti:

Ministero della Salute (2012)

L’eventuale impiego di derivati vegetali e integratori in età pediatrica, gravidanza e allattamento non dovrebbe avvenire senza consultare il pediatra o il medico, per valutare se a livello individuale ricorrano o meno le indicazioni per un uso entro adeguati margini di sicurezza che possa offrire plausibili benefici.

Istituto Superiore di Sanità (2008)

Non assumere prodotti a composizione sconosciuta, privi di etichetta, o senza consiglio di un esperto. Non assumere, se non prescritti, prodotti naturali in gravidanza o allattamento. In campi o boschi non raccogliere erbe spontanee per farne preparati ad uso medicinale.

AIFA (2005)

Le conoscenze relative alla farmacocinetica e al meccanismo d’azione di una pianta o di un suo estratto sono generalmente molto scarse, e comunque limitate a qualche singolo componente. In generale si sa ancora molto poco sul grado di diffusione delle sostanze vegetali attraverso la barriera placentare, sui possibili effetti teratogeni e sulle loro attività farmacologiche sui tessuti embrionali. Sempre, ed in particolare nel 1° trimestre, l’uso delle erbe medicinali e derivati, compreso quello di prodotti erboristici, dovrebbe essere evitato e comunque limitato ai casi di effettiva necessità e su prescrizione medica.

placenta

Il problema della sicurezza dei prodotti naturali assunti in gravidanza nasce dal fatto che generalmente non sono sufficienti neppure i pochi clinical trials disponibili su alcune piante, servirebbe semmai studi osservazioni caso-controllo su grandi numeri, disegnati appunto per la valutazione della sicurezza piuttosto che trials disegnati per la valutazione della efficacia..

In rete si trovano indicazioni di elenchi di piante proibite e di piante ammesse, da parte di autori vari, ma il problema rimane e deve esser valutato caso per caso, soprattutto in relazione al tipo di prodotto, al tipo di associazione di piante, ed in particolar eal tipo di preparato o di estratto. Già perchè molto diverso è il caso in cui si assuma un olio essenziale di Finocchio per un disturbo dispeptico dal caso in cui si assuma una tisana a base di semi di finocchio.

Anche la stessa tisana di Camomilla è stata accusata, senza alcuna evidenza, di essere abortiva.

Possiamo certo dire che numerose sostanze vegetali, potenzialmente, possono dimostrarsi tossiche in gravidanza con vari meccanismi: ostacolo all’impianto, morte dell’embrione, malformazioni fetali, depressione respiratoria, emorragie uterine, contra-zioni uterine, aborto, attività mutagena e/o cancerogena, stimolo della contrattilità uterina, nascite premature.

Le sostanze vegetali maggiormente rischiose sono comunque gli oli essenziali (presenti anche nella Propoli) e gli alcaloidi, tutti ad altissima diffusibilità e dotati sempre di bas-so indice terapeutico, quindi potenzialmente tossici per l’embrione o il feto, o attivi sulla contrattilità uterina, e quindi potenzialmente a rischio di aborto.

La caffeina e la nicotina riducono facilmente l’irrorazione placentare e pertanto in gra-vidanza è controindicato il fumo e l’assunzione di molti caffè, così come altre piante neurocardiostimolanti o neurocardiotossiche quali l’Efedra, la Noce moscata, l’ Arancio amaro ecc.

In generale è controindicato l’uso, in particolare continuativo, dei lassativi antrachinonici (Senna, Cascara, Aloe ecc.). Certamente da evitare anche China, Assenzio, Ruta, Chenopodio, Calamo aromatico, Issopo, Salvia e comunque tutti gli oli essenziali, in particolare quelli ricchi di chetoni. Alcune piante aumentano la contrattilità uterina con rischio di aborto, altre sono direttamente tossiche per il feto o l’embrione, come per esempio le piante contenenti alcaloidi pirrolizidinici (Borragine, Farfara, Consolida, Senecione, Farfaraccio ecc.)ad attività mutagena.

Il Ministero della Salute ha emesso anche provvedimenti restrittivi relativi all’uso di alcune erbe in gravidanza, quali per esempio gli integratori a base di Ginkgo biloba, il Citrus aurantium e il Riso rosso fermentato.

Infine,  i riferimenti bibliografici citati…

 

AIFA Uso dei fitoterapici in gravidanza e allattamento. Farmacovigilanza News, 2005; 12/13: 15-16.

Bayles BP Herbal and other complementary medicine use by Texas midwives. J Midwifery Womens Health, 2007 Sep-Oct; 52 (5): 473-478.

Einarson A et al. Attitudes and practices of physicians and naturopaths toward herbal products, inclu-ding use during pregnancy and lactation. Canadian J Cl Pharmacol 2000; 7 (1): 45-49.

Gori L, Martini P, Lucchesi M, Firenzuoli F Use of Herbal Products Among Pregnant Women in Empoli Sanitary District. eCAM 2007; 4(S1) 60. doi:10.1093/ecam/nem113

Lapi F, Vannacci A, Moschini M, Cipollini F, Morsuillo M, Gallo E, Banchelli G, Cecchi E, Di Pirro M, Giovannini MG, Cariglia MT, Gori L, Firenzuoli F, Mugelli A. Use, Attitudes and Knowledge of Complementary and Alternative Drugs (CADs) Among Pregnant Women: a Preliminary Survey in Tuscany. ECAM 2008; published online on May 7; doi: 10.1093/ecam/nen031.

Mabina MH, Pitsoe SB, Moodley J The effect of traditional herbal medicines on pregnancy outco-me. The King Edward VIII Hospital experience. South African medical journal, 1997; 87 (8): 1008-1010.

Nordeng H, Havnen GC Use of herbal drugs in pregnancy: a survey among 400 Norwegian women. Pharmacoepidemiol Drug Saf, 2004 Jun; 13 (6): 371-380.

 

Fabio Firenzuoli

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