22 gennaio 2014 ~ 6 Commenti

Il dogma della “non interferenza”…

interazioniUdite udite, magia magia, ” i prodotti a base di erbe non possono interagire con i farmaci” . Qualcuno certamente lo può definire un ragionamento stolto, o quantomeno ideologico. In realtà frasi del genere se ne sentono in continuità, come a difendere un presupposto teoretico sul quale si baserebbe la fitoterapia. Cioè che le piante non hanno questi rischi, quasi per partito preso. Addirittura qualcuno afferma che sì la cosa è possibile ma al contrario… “non sono le piante ad interferire con i farmaci … bensì i farmaci ad interferire con le erbe“, quasi come se altrimenti si minasse alle fondamenta dogmatiche della disciplina.

Ma dico io, qui prodest ? A chi giovano i dogmi, per l’appunto  in una materia così ancora poco conosciuta come quella relativa alla interazioni tra erbe, alimenti e farmaci?  Quando invece sappiamo bene che in alcuni casi, purtroppo anche gravi, le interazioni sono ben documentate, e con effetti clinici anche imponenti.  A chi giova arroccarsi sui princìpi? Alle erbe forse, perché devono difendere se stesse?  Oppure ai farmaci, che ugualmente devono difendere se stessi ? A chi li produce ? A chi li distribuisce ? A chi li vende ? A chi li prescrive ? A coloro cioè che devono difendere le loro pur onorabilissime attività commerciali o professionalità ?

Ritengo che nascondersi dietro l’ombra di un dito non giovi a nessuno, tanto meno alla salute del paziente, l’unica per la quale tutti noi dovremmo  lavorare, indipendentemente  dalla professione, tanto meno dalle ideologie.

Che le interazioni esistano è un dato di fatto, e che siano molto più complesse di quelle che immaginiamo, anche questo è un dato di fatto, di cui si prende sempre più consapevolezza man mano che si studi il fenomeno. E più lo studi e più ti rendi conto della sua dimensione. Che poi ve ne siano di certe, alcune clinicamente certe, altre certe solo dal punto di vista farmacologico, altre solo ipotizzabili su base teoriche, altre ancora solo in vitro… anche questo è un dato di fatto. Bene. Ottimo. Nessuno ovviamente vuol mettere il dito nella piaga. Ma magari, se invece di piaga si tratta di una piccola abrasione, curiamola in tempo prima che piaga diventi, dico io.

Alcune interferenze si hanno o si possono avere solo per sommazione di effetti o al contrario per inibizione di effetti a livello di organo bersaglio, altre per vari tipi di interferenza a livello metabolico o di assorbimento o di eliminazione del farmaco, altre ancora multiple, con meccanismi anche opposti. Basti pensare alla possibile interazione tra i terpeni della Ginkgo biloba con farmaci antiaggreganti piastrinici, di cui ne potenziano l’azione, o al contrario la possibile riduzione di efficacia degli anticoagulanti perchè la Ginkgo stessa ne accellera il metabolismo a livello dei citocromi.   Non solo quindi ci sono, ma sono anche intriganti per i loro multipli meccanismi connessi semplicemente al fatto che un estratto vegetale è comunque e sempre, nel bene e nel male, un fitocomplesso, cioè un insieme di numerose, a volte numerosissime sostanze, e questo vale per gli infusi, per le tinture, per gli oli essenziali, per gli estratti secchi, ecc. come del resto per gli alimenti.

E dunque che fare ? Credo la risposta sia molto più semplice del previsto. La materia è complessa, è articolata, è sensibile, cioè si occupa della salute delle persone. Merita si faccia tutti un passo indietro di fronte a un dubbio, cancellando dalle nostre menti, come un tempo si faceva con la cimosa sulla lavagna, tutti i dogmi che ciascuno di noi ha. Ognuno i suoi. Questo il primo passo.

Il secondo: di fronte a un dubbio clinico  porsi delle domande, proprio relative alla clinica del paziente, cercare di capire, senza paraocchi. Anche perché ad esempio la “colpa”, se di colpa si può parlare, in alcuni casi potrebbe non essere dell’erba, non essere del farmaco, bensì del paziente, ad esempio per un geneticamente alterato metabolismo di una di queste sostanze…

Terzo studiare. Studiare. Studiare. Studiare.

E quando si scopre una anche “solo possibile” interazione tra una pianta o un alimento e un farmaco, poco importa sapere chi sia arrivato prima, importante è capire il fenomeno, analizzarlo, e segnalarlo, per poi evitarlo e prevenirne il ripetersi se di interazione negativa si tratta.

Oppure al contrario capirlo, analizzarlo ed eventualmente imparare a sfruttarla se di interazione positiva si tratta. Perchè appunto tutto è possibile. E solo la conoscenza ci consente di andare avanti, non certo l’arroccarsi ognuno sulla sua mattonella, soprattutto quando l’obiettivo è quello di costruire un palazzo.

E per questo serve conoscere anche solo le “possibili interazioni” non soltanto quelle certe. Anche quelle che emergono da dati clinici o revisioni sistematiche  di non perfetta qualità metodologica. Tutto serve, se lo sappiamo e lo vogliamo sfruttare al meglio. Poi va interpretato, poi va applicato al singolo

Talvolta pretendere la conferma certa, certificata, quasi su carta da bollo,  di un rischio seppur potenziale, senza neppure porsi il dubbio, significa solo garantirsi la libertà di non studiare, e questa casa mia si chiama negligenza.

Vi consiglio la lettura di questo lavoro abbastanza recente:

Posadzki P, Watson L, Ernst E.Herb-drug interactions: an overview of systematic reviews. Br J Clin Pharmacol. 2013 Mar;75(3):603-18. doi: 10.1111/j.1365-2125.2012.04350.x

Buon viaggio…

E in una prossima tappa esaminerò con voi alcune di queste interazioni, sperando di fare un servizio a voi e soprattutto ai nostri pazienti.

FF

 

icona
Per commentare è necessaria l'iscrizione a Medikey

 


La gestione del riconoscimento dell'operatore della salute e la trasmissione e archiviazione delle relative chiavi d'accesso e dei dati personali del professionista della salute avviene mediante la piattaforma Medikey® nel rispetto dei requisiti richiesti da
Il Ministero della Salute (Circolare Min. San. - Dipartimento Valutazione Farmaci e Farmacovigilanza n° 800.I/15/1267 del 22 marzo 2000)
Codice della Privacy (D.Lgs 30/06/2003 n. 196) sulla tutela dei dati personali