22 giugno 2014 ~ 0 Commenti

L’Iperico illuminato.

Iperico 2014Iperico, Erba di S.Giovanni, ormai ben conosciuto dalla medicina moderna come rimedio fitoterapico ad attività antidepressiva, in realtà è più noto tradizionalmente come rimedio naturale ad uso topico, cioè per la cura locale di alcuni problemi della pelle e tra tutti le ustioni e le ferite lievi, cioè quelle più superficiali. Già Plinio il Vecchio (23-79 a.C.) ne parlava nella sua Naturalis Historiae. E tale è considerato nella cultura di molte popolazioni: una pianta fondamentalmente ad uso topico.

Ma la ricerca fortunatamente è andata avanti, anzi, proprio partendo da quelle che erano le indicazioni empiriche affidateci dalla tradizione, vediamo come in particolare negli ultimi 70 anni la ricerca sia cresciuta in maniera evidente, oserei dire paurosa, in particolare negli ultimi 15 anni: dal 1950 al 1999 in Medline abbiamo annoverate circa 200 ricerche, dal 2000 ad oggi, invece ne abbiamo trovate pubblicate qualcosa più di 2.000, cioè 130 lavori all’anno, con una attuale sostanziale stabilità. Anche il nostro primo lavoro di ricerca scientifica compare proprio nel 1999 (Calapai et al. 1999). Oggi gli estratti di Iperico sono entrati a pieno titolo tra i farmaci antidepressivi “normali”, cioè diremmo riconosciuti da tutte le Autorità regolatorie della maggior parte dei paesi occidentali. Indicazioni d’uso, modalità, posologia, avvertenze, controindicazioni e interazioni note e codificate. E quando utilizzato in forma di medicinale, addirittura con obbligo di ricetta medica!

S.Giovanni non vuole inganni...” recita un vecchio detto popolare… E se qualcuno vede nella ricerca scientifica un binario antitetico a quello della conoscenza popolare e tradizionale, ebbene si sbaglia di grosso. Anzi…

Semmai la verifica scientifica attualizza la tradizione, talvolta anche smentendola, talvolta invece anche esaltandola, come nel caso dell’ Iperico.

Direi che la cosa più interessante sulla quale porre oggi l’attenzione sia invece proprio questa, e cioè che la moderna ricerca scientifica stia tornando ad analizzare anche l’uso tradizionale dell’ Iperico, in forma di oleolito, per la terapia di patologie cutanee.

Oggi sappiamo che la pianta contiene numerose sostanze, con differenti attività biologiche e caratteristiche fisiche, se singolarmente considerate: iperforine (elevata lipofilia), ipericine, xantoni, olio essenziale, biflavoni, flavonoidi (iperoside, quercetina, ecc.), procianidine e catechine. Ed è proprio la conoscenza di queste diverse sostanze presenti nell’olio che giustifica la gran mole di lavori relativi proprio ai possibili impieghi topici, rivalutando ed amplificando quelli che un tempo erano considerati quasi quasi impieghi “banali” .

Oggi sono state ben documentate dal punto di vista farmacologico queste proprietà biologiche:

  • attività antimicrobiche, antibatteriche, antifungine e antivirali attribuite in particolare alla iperforina e ipericine
  • attività antiossidante, di cui sono responsabili in particolare i flavonoidi
  • fototossicità, attività erroneamente temute per l’uso orale di Iperico come anridepressivo, in realtà diventa sfruttabile in terapia locale, contro la psoriasi e alcune forme tumorali della pelle
  • attività antiinfiammatoria, con lo studio dei vari possibili meccanismi d’azione. La sostanza maggiormente responsabile di questo effetto è l’iperforina
  • attività anticancro, per la fotossicità relativa all’ipericina e direttamente da parte dell’iperforina
  • attività cicatrizzante

iperico fiore

Non solo, ma diverse di queste proprietà sono poi state studiate anche con ricerche cliniche…

  • ustioni
  • dermatite atopica
  • psoriasi
  • herpes
  • lesioni precancerose (cheratosi attinica) ed epiteliomi (spino e baso cellulari)

E qui comincia il bello della nuova fase di ricerca più consistente, perchè ora abbiamo tutti i presupposti preclinici e clinici per poter imbastire trial numericamente più consistenti e metodologicamente più robusti.

E’ come se i ricercatori volendo prendendo proprio spunto dagli usi tradizionali, abbiano trovato un’altra miniera di possibili risorse mediche, per patologie più o meno banali, come la protezione della pelle, più o meno consistenti, come invece la possibile terapia non chirurgica dei tumori maligni più comuni della pelle rappresentati appunto dagli epiteliomi e la loro stessa prevenzione.

Non poca cosa ci sembra…per un’erbetta che solo 15 anni fa era molto snobbata, conosciuta solo come “scacciadiavoli” e come utile “forse” per curare gli arrossamenti da pannolini…

Chissà invece cosa ci vedremo confermato e addirittura probabilmente ampliato nei prossimi 15 anni, alla luce anche delle evoluzioni non solo estrattive ma anche farmaceutiche. Basti pensare che solo pochi anni fa i primi studi per la terapia degli epiteliomi sono stati effettuati con iniezioni di ipericina nel tumore, oggi invece abbiamo a disposizione la possibilità di utilizzare formulazioni che consentono il trasporto della sostanza attiva all’interno del tumore senza necessità di iniezioni.

Un esempio di come la medicina tradizionale non venga tanto “mortificata” dalla ricerca scientifica, bensì al contrario “illuminata” dalla luce della scienza, con una sinergia d’azione direi quasi obbligata. E tutti sappiamo che quando entriamo in una stanza vecchia, magari chiusa da molto tempo, più luce facciamo e più siamo in grado di vedere e scegliere tra le cose vecchie perchè superate e quelle vecchie ma da valorizzare ancor più di quanto non lo fossero in passato.

Senza la luce invece, a seconda di dove camminiamo, rischiamo solo di farci del male.

Fabio Firenzuoli

 

 

…ed ecco alcuni riferimenti essenziali di letteratura

 

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