25 gennaio 2017 ~ 0 Commenti

Maggini: le novità dai geni delle piante.

testaIl nostro CERFIT ha molto apprezzato l’invito a prendere parte alla Giornata di studio, promossa dal Comitato Consultivo di Biologia Agraria dei Georgofili, sul microbiota delle piante e le prospettive del suo possibile ruolo in agricoltura.

Appuntamento domani Giovedì 26 gennaio a Firenze, come descritto nella locandina del programma.

In particolare, la Dott.ssa Valentina Maggini, Responsabile dell’attività di ricerca del Phytogenomic Lab del CERFIT (laboratorio per lo studio e l’applicazione delle tecnologie genomiche alla produzione di sostanze bioattive di origine vegetale) parlerà del ruolo del microbiota di piante medicinali nel futuro della coltivazione delle piante stesse.

E noi l’abbiamo intervistata !

Dottoressa Maggini, attualmente l’industria sembra orientata verso la coltivazione delle piante medicinali anche se ancora vengono raccolte le piante selvatiche. Tutte le specie di piante medicinali sono coltivabili?

Maggini: Al di là degli interessi economici che guidano la scelta delle coltivazioni, ci sono alcune specie difficili da coltivare o che crescono molto lentamente oppure, fondamentale nel caso delle piante medicinali, che forniscono un prodotto finale di qualità inferiore rispetto a quello ricavabile dalla pianta selvatica. Questo perché le proprietà medicinali sono dovute principalmente alla presenza di metaboliti secondari, che le piante producono in condizioni specifiche nel loro ambiente naturale (ad esempio, quando sono sottoposte a stress); inoltre, i livelli di principi attivi possono essere più bassi nel materiale vegetale derivante da piante coltivate ed indotte a crescere velocemente.

Ci sono metodi per controllare il contenuto finale di composti bioattivi?

Maggini: L’ingegneria genetica è lo strumento usato più comunemente per generare piante in grado di produrre composti bioattivi a livelli standard, anche se le piante geneticamente modificate sono spesso percepite come potenziali rischi biologici. Quindi le biotecnologie agrarie sono sempre alla ricerca di strade alternative per migliorare la coltivazione delle piante, come lo sfruttamento dei microrganismi del microbiota vegetale per la difesa dai patogeni e dagli stress abiotici ma anche per la produzione di molecole di interesse biotecnologico.

Date queste premesse,perché fare ricerca in un laboratorio di Fitogenomica?

Maggini: Questa domanda mi permette innanzitutto di sottolineare l’aspetto multidisciplinare del progetto e l’importanza delle collaborazioni instaurate dal CERFIT con il Prof Renato Fani e la Dott.ssa Patrizia Bogani del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze e la Prof.ssa Luisa Pistelli del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Pisa. Infatti, il progetto si propone di studiare l’influenza dell’interazione batteri endofiti/pianta sulla fisiologia delle piante medicinali di Echinacea purpurea ed Echinacea angustifoliae di identificare eventuali  molecole  bioattive  prodotte  in maniera specifica da piante di controllo e/o piante ospitanti ceppi batterici selezionati.A questo stadio del progetto, che ha già al suo attivo numerose pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali, il Phytogenomic Lab è impegnato nell’analisi trascrittomica dei geni codificanti i metaboliti secondari identificati nelle piante di interesse con lo scopo di individuare potenziali modificazioni dell’espressione genica indotte dall’ interazione batteri/pianta.

Grazie Dottoressa! Vi aspettiamo domani ai Georgofili!

Fabio Firenzuoli

Responsabile CERFIT
Centro di Riferimento per la Fitoterapia

Regione Toscana

icona
Per commentare è necessaria l'iscrizione a Medikey

 


La gestione del riconoscimento dell'operatore della salute e la trasmissione e archiviazione delle relative chiavi d'accesso e dei dati personali del professionista della salute avviene mediante la piattaforma Medikey® nel rispetto dei requisiti richiesti da
Il Ministero della Salute (Circolare Min. San. - Dipartimento Valutazione Farmaci e Farmacovigilanza n° 800.I/15/1267 del 22 marzo 2000)
Codice della Privacy (D.Lgs 30/06/2003 n. 196) sulla tutela dei dati personali