21 giugno 2015 ~ 5 Commenti

Spezie per la mente: le prime classificate.

spicesNell’immaginario collettivo le spezie servono a “stimolare”, in genere la digestione, piuttosto che la secrezione di alcune ghiandole esocrine e/o endocrine.

Alcune di queste, utilizzate certo in forma di estratti concentrati, hanno pure documentati effetti di tipo antiinfiammatorio (Curcuma e Zenzero), o antidolorifici (peperoncino), antidepressivi (Zafferano), anticolesterolo (Aglio), ipoglicemizzanti (Cannella),  estrogenici (Salvia) e così via dicendo…

Interessante  e credo anche importante sapere che le spezie, o meglio alcune di esse, possono rappresentare un utile stimolante per la mente, o meglio per le funzioni cognitive, quindi, volendo essere ottimisti, anche nella prevenzione del decadimento legato all’età, o alla malattia di Alzheimer o a malattie cerebrovascolari.

Insomma una sorta di condimento per la mente…

E quindi, oltre rendere più appetitosa una pietanza, le spezie possono rendersi utili, in forma di condimento o quando serve di medicamento, per rallentare la perdita di memoria e mantenere una certa vivacità dell’attenzione e della concentrazione.

Dal momento che l’argomento si presterebbe bene e non male a critiche, sorrisini e commenti più o meno penosi o più o meno sarcastici, se non addirittura dileggi o peggio ancora, mi sono dilettato a vedere cosa la letteratura scientifica dice in proposito. Certo che esiste un metodo per la valutazione della letteratura, si chiama “revisione sistematica della letteratura”, con appunto una tecnica che sia verificabile e riproducibile, e che ci consente un’analisi tecnica delle ricerche disponibili. Ma non lo si porta a compimento in qualche ora, bensì in alcuni mesi di lavoro…

Stamani io invece mi sono limitato ad osservare, diciamo dall’alto, la vetrina delle banche dati relative ai lavori già pubblicati, trovando tuttavia dati molto interessanti se non addirittura impressionanti.

Punto primo: esistono oltre 300 lavori scientifici dedicati all’argomento, già disponibili.

Punto secondo: la stragrande maggioranza di questi sono dedicati a studi di carattere farmacologico, indispensabili  per poter poi eseguire una ricerca clinica, cioè su pazienti. Quindi è iniziato il percorso di ricerca scientifica dedicata agli effetti delle spezie sulla mente.

Punto terzo: esiste già disponibile qualche ricerca clinica condotta su pazienti, una decina per la precisione. Pochi direte voi, certo. Ma intanto esistono, e intanto esiste una letteratura di oltre 300 lavori.

E proprio sulla base delle ricerche disponibili ho stilato una classifica:

podium1Al primo posto del podio sale la CURCUMA, 220 lavori pubblicati sull’argomento, di cui 2 trials clinici e una revisione sistematica.

L’uso di questa spezia diventa pertanto raccomandabile in tutti i soggetti che abbiano una familiarità per Alzheimer e, laddove se ne ravvisasse la necessità, anche prescrivibile in forma di medicinale.

Al secondo posto del podio invece troviamo ZAFFERANO, SALVIA E CANNELLA, che presentano oltre una decina di lavori preclinici con ciascuno uno o due lavori clinici sull’argomento. E tirando le somme dell’insieme di queste ricerche, possiamo dire che  è probabile queste diventino presto raccomandabili nell’suo corrente se non altro a titolo preventivo, in forma di integratore o addirittura di medicinale. Almeno speriamo…

Al terzo posto si classificano invece AGLIO, CHIODI DI GAROFANO, ROSMARINO, ZENZERO, PEPE, PEPERONCINO, TIMO E MENTA, per le quali esistono solo pochi studi preclinici e nessuno studio clinico che ne confermi l’utilità. Per queste possiamo dire che, viste le premesse, è possibile che in futuro vi siano conferme della loro utilità, che tuttavia ad oggi ancora non ci sono.

Fuori dal podio invece tutte le altre spezie, sulle quali invece non c’è ad oggi nessuna specifica ricerca disponibile.

Questo in sintesi, anche se soltanto dopo un rapido sguardo alla letteratura… Inutile ribadire che servirà un’analisi precisa, esatta, matematica della letteratura, per arrivare pure a delle conclusioni che abbiano una valenza scientifica. Inutile ribadire che poi gonna di queste spezie potrà e dovrà essere utilizzata nel migliore dei modi, in quello cioè più adatto per poterne sfruttare tutti i vantaggi sul cervello, tenendo conto anche del fatto che alcune di queste non vanno d’accordo con eventuali altri farmaci ecc. ecc. Ma questi sono problemi diversi che poi riguarderanno eventualmente chi le dovesse prescrivere…

Intanto però facciamo consapevoli di quello che passa il convento sull’argomento,  che secondo me è già qualcosa di buono, anzi direi di molto buono e anche di … saporito !

E se state cominciando a preparare ora il vostro pranzo tenetene di conto!!

Fabio Firenzuoli

 

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