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	<title>NaturaMedica un blog di Farmacista33 &#187; Patologie</title>
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		<title>L’ Echinacea funziona ? Ma anche sì…</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2018 11:03:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Firenzuoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Fitoterapia clinica]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Dare un parere definitivo non è così semplice come potrebbe sembrare. Dipende prima di tutto dal tipo di pianta, di estratto di concentrazione di sostanze, e di indicazione terapeutica, ovviamente. Ma dipende anche non tanto dal “come” si legge la letteratura disponibile, quanto piuttosto dal “se” si legge la letteratura disponibile. E, stando alla complessità [&#8230;]</p><p>The post <a href="https://naturamedica.farmacista33.it/l-echinacea-funziona-ma-anche-si/">L’ Echinacea funziona ? Ma anche sì…</a> appeared first on <a href="https://naturamedica.farmacista33.it">NaturaMedica un blog di Farmacista33</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://naturamedica.farmacista33.it/wp-content/uploads/2018/05/Echinacea-varie.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2802" alt="Echinacea varie" src="http://naturamedica.farmacista33.it/wp-content/uploads/2018/05/Echinacea-varie-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a>Dare un parere definitivo non è così semplice come potrebbe sembrare. Dipende prima di tutto dal tipo di pianta, di estratto di concentrazione di sostanze, e di indicazione terapeutica, ovviamente.</p>
<p>Ma dipende anche non tanto dal “<b>come” si legge</b> la letteratura disponibile, quanto piuttosto dal “<b>se” si legge</b> la letteratura disponibile. E, stando alla complessità della pianta e delle possibili forme estrattive utilizzate per condurre gli studi, occorre metodologia idonea a studiare dati omogenei, altrimenti si rischia di costruire castelli sulla sabbia. Ecco perché i dati più accreditati sono quelli frutto di revisioni sistematiche della letteratura piuttosto che i singoli clinical trials, molto disomogeni tra loro, come confermato dalla stessa revisione della Cochrane (2014), spesso l’unica fonte di letterature considerata.</p>
<p>Fa intanto e certamente testo la <a href="http://www.ema.europa.eu/docs/en_GB/document_library/Herbal_-_Community_herbal_monograph/2015/04/WC500185437.pdf">Monografia dell’ EMA</a>, <b>Agenzia Europea per la valutazione dei medicinali, </b>del <strong>2015</strong>, nella quale si afferma che l’Echinacea ha un riconoscimento come medicinale vegetale di uso consolidato per la prevenzione e trattamento del raffreddore. Direte voi, tutta questo sperpero di soldi per dimostrare che serve nel raffreddore ? Anche sì, visto che si tratta del documento dell’ EMA che ne autorizza la registrazione. Altra cosa poi è sapere che il raffreddore si può anche non curare ed aspettare che passi da solo… Ma questo sarebbe un altro argomento.</p>
<p>Se poi vogliamo entrare nel merito dei commenti della letteratura allora diciamo subito che la famosa <a href="https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24554461"><b>Cochrane</b> sull’Echinacea </a>(<strong>2014</strong>) non porta a nessuna complessiva conclusione perché i risultati non sono assemblabili: i 24 studi selezionati sono molto disomogenei tra loro. In realtà sono dati non utilizzabili per la enorme differenza fra le differenti  specie di Echinacea, parti della pianta utilizzate e tipologia di estratto. In alcuni gruppi ci sono risultati negativi, in altri c’è la tendenza a risultati positivi. E gli Autori concludono affermando che non ci sono dimostrazioni di efficacia. Come prevedibile.</p>
<p>Ma dal 2014 in poi vi sono altre revisioni più aggiornate che forse merita considerare… oltre ovviamente alla documento dell’EMA. E non possono essere trascurati&#8230;</p>
<p>In una revisione sistematica del <strong>2015</strong>, condotta da <b><a href="https://link.springer.com/article/10.1007%2Fs12325-015-0194-4">Sharpowal e coll</a> </b>. revisori indipendenti hanno selezionato studi randomizzati, controllati con placebo di elevata qualità metodologica (Jadad di ≥4). Sei studi clinici con un totale di 2458 partecipanti sono stati inclusi nella meta-analisi. L&#8217;uso di estratti di Echinacea era associato a un ridotto rischio di infezioni respiratorie ricorrenti (RR 0,649, IC 95% 0,545-0,774, P &lt;0,0001). Gli estratti etanolici di Echinacea sembravano fornire effetti superiori sui succhi pressati e un aumento del dosaggio durante gli episodi acuti ha ulteriormente migliorato questi effetti. Tre studi indipendenti hanno rilevato che negli individui con maggiore suscettibilità, stress o stato di debolezza immunologica, l&#8217; Echinacea dimezzava il rischio di infezioni respiratorie ricorrenti (RR 0,501, IC 95% 0,380-0,661; P &lt;0,0001). Effetti preventivi simili sono stati osservati con infezioni recidivanti confermate dal punto di vista di laboratorio (RR 0,420, IC 95% 0,222-0,796, P = 0,005). Complicazioni comprendenti polmonite, otite media / esterna e tonsillite / faringite erano anche meno frequenti con il trattamento con Echinacea (RR 0,503, 95% CI 0,384-0,658, P &lt;0,0001).  Gli Autori concludono che l’ Echinacea riduce in modo significativo il rischio di infezioni respiratorie ricorrenti e di complicazioni dello stesso. Gli effetti immunomodulatori, antivirali e antinfiammatori possono contribuire ai benefici clinici osservati, che appaiono più forti negli individui suscettibili.</p>
<p><a href="https://www.karger.com/Article/FullText/442111"><b>Wagner e coll</b></a>. sempre <strong>2015</strong> hanno condotto un’altra revisione sistematica della letteratura con metanalisi che ha esaminato studi di elevata qualità metodologica, e  che consente loro di affermare che, sebbene l&#8217;Echinacea non sia stata in grado di influenzare i sintomi della tosse dei pazienti, ha comunque diminuito gli altri comuni sintomi del raffreddore, riducendone la durata. Lievi gli effetti avversi, auto limitanti, senza necessità di trattamento alcuno.</p>
<p>E quindi, anche se lo dicesse un medico che l&#8217;Echinacea &#8220;non funziona&#8221;, come talvolta succede, stendendo giudizi definitivi su una materia complessa e articolata come quella delle piante medicinali, ebbene, a questo medico dovremmo consigliare di  considerare prima tutta la letteratura disponibile, non solo una parte, quanto meno di leggerla, poi, semmai, di studiarla anche. Letteratura peraltro reperibile da chiunque nelle banche dati “normali”, a disposizione di tutta la comunità scientifica.  Anche se i medici sono molto impegnati in realtà non ci vuole molto a studiare un po&#8217; di più&#8230;</p>
<p>Un po&#8217; di equilibrio non guasta mai&#8230; Non abbiamo il paraocchi noi quando dobbiamo riconoscere l&#8217;inefficacia di certi prodotti naturali, i loro limiti ed i loro rischi, ma non devono averli neppure gli altri per le piante riconosciute sicure ed efficaci.</p>
<p>Fabio Firenzuoli</p>
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		<title>Impotenza: quando il medico ignora.</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Nov 2017 09:57:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Firenzuoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Fitoterapia clinica]]></category>
		<category><![CDATA[Interazioni ed eventi avversi]]></category>
		<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[Yohimbina; ginseng; impotenza; prescrizione; medico; farmacista; fitoterapia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Un collega farmacista mi chiama, preferendo sbagliare per eccesso di prudenza piuttosto che per leggerezza, anche se in verità piuttosto sconcertato nel riferirmi di una prescrizione medica a base di piante medicinali. Quel farmacista infatti avrebbe dovuto preparare per un paziente affetto da impotenza un medicinale a base di Yohimbina, una sostanza di origine vegetale [&#8230;]</p><p>The post <a href="https://naturamedica.farmacista33.it/impotenza-quando-il-medico-ignora/">Impotenza: quando il medico ignora.</a> appeared first on <a href="https://naturamedica.farmacista33.it">NaturaMedica un blog di Farmacista33</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://naturamedica.farmacista33.it/wp-content/uploads/2017/11/Yohimbe.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2658" alt="Yohimbe" src="http://naturamedica.farmacista33.it/wp-content/uploads/2017/11/Yohimbe-300x296.jpg" width="300" height="296" /></a>Un collega farmacista mi chiama, preferendo sbagliare per eccesso di prudenza piuttosto che per leggerezza, anche se in verità piuttosto sconcertato nel riferirmi di una prescrizione medica a base di piante medicinali. Quel farmacista infatti avrebbe dovuto preparare per un paziente affetto da impotenza un medicinale a base di Yohimbina, una sostanza di origine vegetale prescrivibile solo come galenico magistrale (cioè preparato in farmacia su ricetta medica) in associazione ad altre piante…</p>
<p>Pr. Yohimbina 5 mg</p>
<p>+ ginseng</p>
<p>+ damiana</p>
<p>S: una capsula tre volte al giorno, per 3-4 mesi.</p>
<p>così, tale e quale</p>
<p>senza alcuna altra specifica, né di nome botanico, né di tipologia di estratto, né concentrazione in principi attivi, tantomeno posologia. Infatti avrebbe dovuto scegliere il farmacista stesso cosa, quanto e come inserire, a suo gusto e piacere, ad esempio quale ginseng, quanto ginseng, a quale concentrazione, ecc…  E al di là del problema formale della ricetta, e oltre il problema sostanziale del tipo e quantità di Ginseng,  ci sono anche le possibili interazioni tra Yohimbina e Ginseng!  Possibili infatti episodi maniacali, tachiaritmie e crisi ipertensive.</p>
<p>Non in questo caso …</p>
<p>Perché alla fine quel paziente, forse impotente, è stato molto fortunato nel trovare un farmacista che, con competenza, ha semplicemente fatto il suo dovere. Aveva già intuito il tutto, ha parlato con il medico, ha cercato di capire prima e di spiegargli poi, pur senza ottenerne niente di niente&#8230; E quindi, ovviamente,  non ha preparato le assurde capsuline di quel medico, l’unico forse bisognoso di cure particolari&#8230;</p>
<p>Fabio Firenzuoli</p>
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		<title>La vitalità della Curcuma.</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Aug 2017 09:23:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Firenzuoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Fitoterapia clinica]]></category>
		<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[Piante e derivati]]></category>
		<category><![CDATA[fagiolini; germogli; VIsNaturae; curcuma; efficacia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Fagioli. Legume. Semi secchi e morti: buoni per alimentarsi, anzi ottimi direi, bianchi, neri, rossi, stretti,  lunghi, larghi, fonte di proteine e non solo. Ma stamani ho avuto modo di riflettere come davvero statica e limitata possa essere questa visione, anche se corretta. Quantomeno parziale. Tipica di chi ha la linea dell’orizzonte poco oltre il suo [&#8230;]</p><p>The post <a href="https://naturamedica.farmacista33.it/la-vitalita-della-curcuma/">La vitalità della Curcuma.</a> appeared first on <a href="https://naturamedica.farmacista33.it">NaturaMedica un blog di Farmacista33</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Fagioli. Legume. Semi secchi e morti: buoni per alimentarsi, anzi ottimi direi, bianchi, neri, rossi, stretti,  lunghi, larghi, fonte di proteine e non solo. Ma stamani ho avuto modo di riflettere come davvero statica e limitata possa essere questa visione, anche se corretta. Quantomeno parziale. Tipica di chi ha la linea dell’orizzonte poco oltre il suo naso… e neppure si pone domande, osserva e crede che quello che vede sia la verità, vede la <b>realtà</b> delle cose in quel momento, perdendo però l’opportunità di conoscere la <b>verità</b>, e pure l’anima delle cose apparentemente inanimate.  E in ultimo si perde la vita e tutti i suoi misteri, in parte anche già risolti.</p>
<p>Vi spiego perché ho pensato questo stamani&#8230;</p>
<p>Domenica scorsa ho vangato il terreno dove avevo le piante di cetrioli, ormai seccate: ripulito, concimato e preparato per una nuova semina, quella dei fagiolini metro<em> (fantastici in umido…).</em></p>
<p>Stamani, al terzo giorno dalla semina,  la prima nascita: “<i>hazzerola, </i>dico io appena ho visto il primo germoglio<i>, non posso perdermi questa nascita</i>”.  E l&#8217;ho fotografato.</p>
<p>Incredibile se ci pensi: metti un fagiolo secco e duro, morto lì da qualche anno, ed a contatto con l’acqua improvvisamente si accende, e torna vitale. Ma come può essere? In verità il semplice contatto con l’acqua produce la vita e trasforma una cosa inerte come un seme in un&#8217;altra, grande e verde, vitale e buona, con radici, stelo, foglie, fiori, frutti.</p>
<p>Stamani mi ci ha fatto riflettere il primo fagiolino germogliato, e poi ancora altri, che stanno appunto facendo capolino. Presto avrò le piante belle, fresche, rampicanti, grado di fare altri fagioli. E poi ancora, finito il tempo dei fagioli toccherà alle fave e poi di nuovo ai cetrioli, ed il ciclo continua…</p>
<p>Ma lo stupefacente è che questo fagiolino secco e duro, con un po’ di acqua soltanto è partito in tromba attivando tutti i suoi processi enzimatici, in grado di dare vita e speranza a quell’embrione quiescente che già stava in lui, sfruttando le proteine, i carboidrati, i lipidi, i fitormoni presenti, ecc. tutte le riserve lì da tempo, come morte, invece solo addormentate. La biologia conosce bene anche tutti processi metabolici interni al seme nella fase di germinazione, e senza magie spiega quello che l’uomo da sempre ha osservato. Da seme secco a pianta viva, e basta solo l’acqua a far la differenza, virando verso una visione metabolica o meglio dinamica della realtà.</p>
<p>E mi è venuto da pensare immediatamente, per analogia, a quante volte  si sentono giudizi statici, tronchi, parziali, incompleti, inesatti anche sulle piante medicinali… dovuti ovviamente alla  scarsa conoscenza, o alla pigrizia di informarsi o di studiare, non certo alla malafede (no, <em>non ci voglio neanche proprio pensare</em>).</p>
<p>E’ stato detto ad esempio che il pesto al <strong>basilico</strong> è tossico perché contiene estragolo. Punto. Visione statica, e morta, come quella di un <b><i>chimico “spento”</i></b>.</p>
<p>Chi fosse invece ben informato a 360° saprebbe che il basilico contiene anche sostanze che in vivo, una volta mangiato all’interno del pesto, impediscono l’attivazione dell’ estragolo. E quindi, conclusione vera: il pesto non è tossico. Visione dinamica questa, come quella di un <b><i>bio-chimico “illuminato”</i></b><i>.</i></p>
<p>La <strong>curcuma</strong> hanno detto i chimici non può funzionare perché è scarsamente biodisponibile e variabile nella sua composizione. Bene, questo nella realtà statica delle cose. Ma la verità dinamica è un’altra. Basta aggiungere un po’ di anima alle cose, che le cose appunto si animano. Basta aggiungere metaforicamente l’acqua della vitalità ed anche la Curcuma, da polverina inerte, come morta, come qualcuno dipinge, può diventare invece un interessante e anche importante rimedio naturale, alimentare, salutistico e anche medicinale, ad attività antinfiammatoria e non solo. Basta saperla usare. Ma soprattutto basta leggere la letteratura che ne dimostra i meccanismi biochimici, gli effetti farmacologici e l&#8217;efficacia clinicamente testata, senza fermarsi alla statica della polverina…</p>
<p>E quante altre <strong>erbine</strong>, secche morte e inutili, nel nostro organismo invece, sapientemente usate, diventano portatrici di salute? Allora i veri scienziati dovrebbero studiarli i fenomeni, prima di teorizzare che sono impossibili solo perché non hanno inforcato gli occhiali giusti.</p>
<p>Ah… questo fagiolino dove mi ha portato stamani, forse un po&#8217; fuori del seminato…. Anzi, a proposito, vedendo l’ora che si è fatta, è giusto il momento di metter sui fornelli una bella pentola di fagioli, secchi e duri, con aglio, pomodoro, sedano e peperoncino, e farne un bel piatto, con buona pace degli amici nutrizionisti, che ancora stamani non avevo rammentato…</p>
<p>Buon appetito.</p>
<p>Fabio</p>
<p>PS</p>
<p><em>Chi non la conoscesse, nel tempo in cui cuociono i fagioli, può andare a cercarsi la <strong>letteratura clinica</strong> relativa alla Curcuma. Intanto <strong>la cerca</strong>, poi magari <strong>la studia</strong>. </em></p>
<p><em>E mentre la studia io mi mangio i <strong>fagioli</strong>, perché già la conosco.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Down, buon vino a cena…</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jul 2017 09:56:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Firenzuoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Fitoterapia clinica]]></category>
		<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[Piante e derivati]]></category>
		<category><![CDATA[deficit cognitivi]]></category>
		<category><![CDATA[Down]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Dammi del resveratrolo a cena, e vedi un pò cosa succede… E non tanto quel poco presente nel vino in tavola, quanto quello di cui abbiamo discusso, tra un bicchiere ed un altro, con la mamma di un bambino Down. Mi chiedeva semplicemente se e come corrispondesse a verità la notizia che il resveratrolo potesse [&#8230;]</p><p>The post <a href="https://naturamedica.farmacista33.it/buon-vino-cena/">Down, buon vino a cena…</a> appeared first on <a href="https://naturamedica.farmacista33.it">NaturaMedica un blog di Farmacista33</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://naturamedica.farmacista33.it/wp-content/uploads/2017/07/uva.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2497" alt="uva" src="http://naturamedica.farmacista33.it/wp-content/uploads/2017/07/uva-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Dammi del resveratrolo a cena, e vedi un pò cosa succede… E non tanto quel poco presente nel vino in tavola, quanto quello di cui abbiamo discusso, tra un bicchiere ed un altro, con la mamma di un bambino Down.</p>
<p>Mi chiedeva semplicemente se e come corrispondesse a verità la notizia che il <strong>resveratrolo</strong> potesse essere utile per il suo piccolo di 18 mesi. Notizia recuperata sui social, che certo la interessava, eccome se la interessava. Vino? Uva? Pasticche? O quant’altro potesse servire a migliorare lo sviluppo neuro-motorio e cognitivo del suo e degli altri bambini che conosce.</p>
<p>Mestizia poca, stanchezza tanta, amore di più, preoccupazione per  l’oggi e soprattutto per il domani, diciamo abbastanza. Questa la fotografia che mi son fatto standoci insieme, anche solo una sera a cena, delle parole-chiave scritte negli occhi di questi genitori, tutti con le antenne vispe… E basta aver letto da qualche parte anche di una solo teorica o remota possibilità di aiuto, come nel caso del resveratrolo (o alimenti, erbe, integratori o medicinali), che la serata prende un altro andazzo.</p>
<p>E mentre le antenne da vispe si fanno dritte, le sinapsi si accendono tutte in uno scintillio interno che non ha pace, fintanto che non si traccia un interessante, possibile, intrigante percorso forse praticabile.</p>
<p>Anche perché non solo il resveratrolo, già provato sugli animali da laboratorio, ma in particolare lo stesso tè verde, e non solo sugli animali, bensì su giovani Down, hanno dimostrato capacità di ristorare la <strong>funzione dei mitocondri</strong> delle cellule del  Sistema Nervoso Centrale, ippocampo in particolare, con miglioramenti pure delle prestazioni cognitive. Seppure temporanee.</p>
<p>Ebbene si è dischiusa una porta. Finiamola di aprire, e vediamo dove porta questo corridoio già intravisto. E facciamolo subito, senza titubanze,  ovviamente facendoci guidare dalla luce del metodo scientifico. Perché già questo percorso è stato iniziato, ed già sta portando dati interessanti, per esempio con la somministrazioni di polifenoli del tè, addirittura suggerendo una dipendenza diretta del miglioramento cognitivo dall&#8217;attività di queste sostanze sul <strong>gene Dyrk1A</strong>, implicato nelle manifestazioni cliniche dei Down, correlato alla plasticità sinaptica nel cervello, che può portare a vere e proprie modifiche strutturali stabili nei circuiti neurali.</p>
<p>Quindi, sono dimostrati gli effetti positivi dell’ <strong>epicatechina del tè</strong> su apprendimento e deficit di memoria in modelli animali e in giovani Down, e si può addirittura monitorarne l’evoluzione con un esame del sangue, misurando il livello di omocisteina.</p>
<p>Come non ringraziare allora il resveratrolo di quella cena benedetta, buono di certo a tavola per questi genitori, e forse anche per questi bambini, capace quantomeno di attivare un intrigante percorso di ricerca ?</p>
<p>Benedetto il vino di quella cena.</p>
<p>Fabio Firenzuoli</p>
<p><i> </i></p>
<p><i>Valenti D, et al.  Biochim Biophys Acta. 2016 Jun;1862(6):1093-104. </i></p>
<p><i>Stagni F, et al. Neurogenesis (Austin). 2017 Feb 2;4(1):e1270383. </i></p>
<p>&nbsp;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Erba tossica, a prova di web.</title>
		<link>https://naturamedica.farmacista33.it/erba-tossica-prova-di-web/</link>
		<comments>https://naturamedica.farmacista33.it/erba-tossica-prova-di-web/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 03 May 2017 07:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fabio Firenzuoli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Interazioni ed eventi avversi]]></category>
		<category><![CDATA[Patologie]]></category>
		<category><![CDATA[Piante e derivati]]></category>
		<category><![CDATA[aristolochia; infuso; tossico; cancro; insufficienza renale; web;]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Eh già… purtroppo è successo, succede e succederà, sempre meno speriamo, ma potrà  di nuovo succedere ancora se non si sta attenti, se non ci si aggiorna, o se si va oltre il confine delle proprie competenze. Erbe tossiche esistono, basta conoscerle ed evitarle. Erbe inquinate o adulterate esistono, basta però acquistarle controllate e solo presso [&#8230;]</p><p>The post <a href="https://naturamedica.farmacista33.it/erba-tossica-prova-di-web/">Erba tossica, a prova di web.</a> appeared first on <a href="https://naturamedica.farmacista33.it">NaturaMedica un blog di Farmacista33</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2416" class="wp-caption alignright" style="width: 235px"><a href="http://naturamedica.farmacista33.it/wp-content/uploads/2017/05/aristolochico.png"><img class="size-full wp-image-2416" alt="aristolochico" src="http://naturamedica.farmacista33.it/wp-content/uploads/2017/05/aristolochico.png" width="225" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Acido aristolochico</p></div>
<p>Eh già… purtroppo è successo, succede e succederà, sempre meno speriamo, ma potrà  di nuovo succedere ancora se non si sta attenti, se non ci si aggiorna, o se si va oltre il confine delle proprie competenze.</p>
<p>Erbe tossiche esistono, basta conoscerle ed evitarle. Erbe inquinate o adulterate esistono, basta però acquistarle controllate e solo presso chi è autorizzato alla vendita.</p>
<p>Erbe tossiche invece consigliate su internet come sicure ed efficaci ? Purtroppo esistono anche quelle, e sono le più insidiose.  Basta però fidarsi solo delle informazioni presenti in siti web con le dovute garanzie, gestiti da esperti veri, riconoscibili e documentati. Magari accreditati. Con la salute non si scherza.</p>
<p><a href="http://naturamedica.farmacista33.it/wp-content/uploads/2017/05/Aristolochia-clematitis.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2418" alt="Aristolochia clematitis" src="http://naturamedica.farmacista33.it/wp-content/uploads/2017/05/Aristolochia-clematitis-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a>Sono almeno 50 anni che si conoscono le caratteristiche tossicologiche degli acidi aristolochici, presenti in molte specie di piante del genere <b>Aristolochia</b>, un tempo utilizzate nella medicina tradizionale cinese, ma anche consigliate dalla medicina popolare &#8220;nostrana&#8221;, come la <i>Aristolochia clematitis,</i> ovviamente non tra le piante ammesse e ovviamente non venduta, ma reperibile nelle campagne anche di tutto il nostro bel Paese.</p>
<p>Sicuri che siano piante tossiche ?</p>
<p>Sì, eccome, perché provocano danni renali gravissimi evolutivi verso l’ <b>insufficienza renale</b>, con un’alta incidenza di <b>cancro</b> delle vie urinarie. Letteratura ? Anche troppa, purtroppo. Quanto basta e avanza per escluderle dall’uso. Sì, avete capito bene…</p>
<p>Gli acidi aristolochici sono classificati addirittura nella Categoria  1 dei &#8220;Cancerogeni per l&#8217;uomo&#8221; (Monografia 2012, IARC, International Agency for Research on Cancer, WHO), e cioè tra le sostanze ad attività certa.</p>
<p>E tuttavia neppure gli sforzi delle Autorità sanitarie bastano. E’ sufficiente infatti fare un giretto sul web, come ho appena fatto io, breve, dieci minuti, per verificare e trovare, incredibilmente consigliate, ancora oggi, <b>tisane a base di Aristolochia</b>, per curare l’ <b>artrite</b>, <b>sindrome premestruale</b>, ecc. Una pianta che non ha alcuna dimostrata utilità, non solo, e che notoriamente contiene sostanze cancerogene e nefrotossiche, ebbene è ancora oggi consigliata in forma di infuso per curare qualcosa…</p>
<p>Non credete ai vostri occhi ? Credeteci.</p>
<p>E in particolare verificate voi stessi dove viene consigliata questa pianta…</p>
<p>Un sito di Cucina …</p>
<p><a href="http://www.cucinare.meglio.it/ricetta-infuso_di_aristolochia.html">http://www.cucinare.meglio.it/ricetta-infuso_di_aristolochia.html</a></p>
<p>Un Vivaio…</p>
<p><a href="http://www.bortonevivai.it/ricettario/bevande/ricetta.php?id=infuso%20di%20aristolochia">http://www.bortonevivai.it/ricettario/bevande/ricetta.php?id=infuso%20di%20aristolochia</a></p>
<p>Un sito turistico…</p>
<p><a href="http://www.aviglianonline.eu/mobile/ricette_dettaglio_m.asp?idto=5214&amp;idcat=2">http://www.aviglianonline.eu/mobile/ricette_dettaglio_m.asp?idto=5214&amp;idcat=2</a></p>
<p>Un sito di Dietetica…</p>
<p><a href="http://www.caloriecibi.it/calorie-ricetta/11336-Infuso-Di-Aristolochia">http://www.caloriecibi.it/calorie-ricetta/11336-Infuso-Di-Aristolochia</a></p>
<p>Uno di Gastronomia…</p>
<p><a href="http://www.webrecipes.altervista.org/bevande/10974-infuso-di-aristolochia">http://www.webrecipes.altervista.org/bevande/10974-infuso-di-aristolochia</a></p>
<p>Un Forum per mamme …</p>
<p><a href="http://www.mammole.it/forum-gravidanza/cerco-un-figlio/45422-nuovo-ovaio-policistico-9.html">http://www.mammole.it/forum-gravidanza/cerco-un-figlio/45422-nuovo-ovaio-policistico-9.html</a></p>
<p>Un sito sulle Erbe curative…</p>
<p><a href="http://erbecurative.info/curare-artrite-artritismo-con-piante-officinali/">http://erbecurative.info/curare-artrite-artritismo-con-piante-officinali/</a></p>
<p>Un laboratorio erboristico che la rende disponibile su ordinazione</p>
<p><a href="http://www.ilgelso.eu/index.php?option=com_k2&amp;view=item&amp;id=343:erbe-singole-su-richiesta&amp;Itemid=128#.WRQn-iXtmko">collegati al loro sito web</a>&#8230;</p>
<p>E, <i>dulcis in fundo</i>, Madre natura …</p>
<p><a href="http://www.gaiavita.it/rimedi-per-le-mestruazioni.html">http://www.gaiavita.it/rimedi-per-le-mestruazioni.html</a></p>
<p>Personalmente ho cominciato a scriverlo decine di anni fa che questa pianta va abbandonata, l’ho pure ricordato per l’ennesima volta in <a href="http://www.edizionilswr.it/libri/le-insidie-del-naturale/"><b>Le insidie del naturale</b></a>, fresco di stampa… Ma che ora la si trovi addirittura consigliata da cuochi e guide turistiche, è inverosimile &#8230;</p>
<p>E questi poi chi la radia ???  Questi siti web infatti non hanno un responsabile scientifico iscritto a un ordine professionale, benché si permettano di dare consigli curativi (e con erbe pericolose&#8230;).</p>
<p>Tisana ? No, t’ intossica!</p>
<p>Fabio Firenzuoli</p>
<p><strong>PS</strong></p>
<p><em>Ovviamente, abbiamo segnalato questi siti alle Autorità sanitarie, perché intervengano con le verifiche e gli eventuali provvedimenti che riterranno più idonei, a tutela della corretta informazione sanitaria e della salute pubblica.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I riferimenti più utili</strong></p>
<p>Luciano RL, et al. Aristolochic acid nephropathy: epidemiology, clinical presentation.Drug Saf. 2015 Jan;38(1):55-64.</p>
<p><i>Michl J</i><i>, et al Naturally occurring aristolochic acid analogues and their toxicities. Nat Prod Rep. 2014 May;31(5):676-93.</i></p>
<p><i> Gold LS, Slone TH. Aristolochic acid, an herbal carcinogen, sold on the Web after FDA alert. N Engl J Med. 2003 Oct 16;349(16):1576-7. </i></p>
<p><a href="https://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol100A/mono100A-23.pdf">https://monographs.iarc.fr/ENG/Monographs/vol100A/mono100A-23.pdf</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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